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in principio erano le OMBRE

In principio erano le ombre, in principio erano le luci, in principio era la musica.
In una limpida e gelida notte invernale. A Firenze, e dove altrimenti? La città, una distesa di bagliori che illuminano il frastuono, compare a tratti, lontana, fra gli alberi secolari del viale che, nel silenzio, si inerpica sulla collina di Villa Strozzi. Infine, l'edificio neoclassico della Limonaia, appare, avvolta dalla calda luce dei lampioni, nella radura che la boscaglia del parco circostante crea, aprendosi sulla sommità del colle.
Non riesco ad immaginare sito migliore per questo evento unico che vede interagire pittura e musica, luci e ombre, suoni e silenzio, nero e colore, giorno e notte. La contrapposizione e l'interazione di elementi opposti, questa l'origine della bellezza.
Il progetto nasce dall'incontro tra Béatrice de France, pittrice francese - nata in Nuova Caledonia ed ebanista di formazione - attualmente operante a Firenze, Marco Ortolani Kuemmel, batterista dei Leanan Sidhe, ed il musicista, compositore e produttore Gianni Maroccolo. L'idea é quella di fondere queste due discipline artistiche in una performance dal vivo in cui ognuna possa essere fonte di ispirazione per l'altra.

L'interno della Limonaia, a dispetto della suntuosità ottocentesca dell'involucro esterno, è minimale, non offre elementi di distrazione o disturbo. Ampi spazi luminosi accolgono l'installazione: al centro il palco, coperto da un sipario di tela bianca, sui due lati attorno alla platea altre tele, ad avvolgere il pubblico ed integrarlo nell'opera. Le luci sfumano nelle ombre: la performance ha inizio. "C'est une ville rouge...l'atmosphére rouge et brumeuse, émane mystère, de terreur et de répulsion..." recita la voce che introduce Béatrice de France. La pittrice con il suo carico di colori e pennelli si posiziona davanti alle tele laterali: "Une ombre avance sur le pavé, s'allonge fine et délicate, un ombre blonde..." Si è proprio lei, una creatura esile, quasi un'ombra, bionda, che si muove morbida, volgendo i grandi occhi blu verso il pubblico. Lo sguardo greve e circospetto si allunga e si ritrae sui volti delle persone che assistono allo spettacolo, o, a tratti, inquieto, si posa nel vuoto, a fissare gli spettri che paiono affollarlo. Alla ricerca di immagini. Sulla tela bianca che nasconde il palco si materializzano, poco a poco, le ombre dei musicisti e degli strumenti: Gianni Maroccolo (Ig, Marlene Kuntz, Pgr) al basso e synth, Ivana Gatti (IG) alla voce, theremin e tastiera, Luca Bergia (Marlene Kuntz, Ig) alle percussioni ed elettronica, Daniela Savoldi (Ig, Caravane de Ville) al violoncello e melodica, Atzmo (Ig) alle manipolazioni elettroniche.

 

Le mani di Béatrice, guidate dalle prime note, cominciano ad oscillare, sinuose, in modo apparentemente casuale, poggiando il pennello sugli invisibili percorsi della sua creatività. Così i primi personaggi prendono forma, volti qui beffardi, là inquietanti. Sguardi di dolore che incrociano il mio, mi sento osservata. I verdi, i blu, i rossi, i marroni, i neri, colori forti, quasi puri, che si impossessano man mano del bianco intorno a noi. Assoluta protagonista di questo spazio la musica, visibile, palpabile. Questa musica. Dà vita alle linee tratteggiate, fisicità alle figure: corpi opulenti ed ambigui al tempo stesso, legati da solchi sospesi, forse cordoni ombelicali, forse vene. Questa musica. Fisica. Cerebrale. Psichica. Onirica. Dipinge i più diversi scenari. Accanto ai dipinti di Béatrice vediamo sfilare le immagini di aurore e tramonti su paesaggi lunari, di notti buie e maledette, notti dell'anima, tetre e senza scampo. Atmosfere speziate del lontano oriente, languidi richiami di sirene che fluttuano sulla superficie di un mare verde, cupo e profondo, immobile ed eterno. Terra ed acqua, si rincorrono e si rivelano.
Una performance completamente improvvisata, con chiari riferimenti al repertorio di IG - riconosco "Padri", "A.M.O.R.E", "Il linguaggio delle murene" - ed un richiamo a "INIZIALI: BCGLF". Suoni dal sentore anni ottanta, rielaborati con gusto contemporaneo, come davvero pochi, oggi, in Italia, sono in grado di fare. Le ultime pennellate interrompono questo magico viaggio. Il sipario dipinto viene rimosso e i musicisti ci vengono mostrati mentre disegnano i tratti finali delle loro visioni.

Si parlava di fusione tra pittura e musica. Fusione che non è però alchimia, non è amalgama di due elementi che si trasformano in qualcosa di diverso, di altro. Si tratta piuttosto di un esperimento che ha permesso alle due entità di confrontarsi, interagire, intrecciarsi, mantenendo però intatte la propria identità e la propria capacità di evocazione, potenziandone la forza, moltiplicandone all'infinito la percezione. Esibizione che è opera d'arte, esempio d'installazione interattiva, espressione della migliore arte contemporanea, avvalorata dal proposito di dare alla musica quel rilievo culturale che gli è proprio e che, purtroppo, solo di rado gli viene riconosciuto.
"C'est une ville rouge de colonnades, de pergolades, une ville qui me plait, parce que tu y es, sombre et lumineuse... Elle est dense de mon amour pour toi, qui reste silencieux et muet... "
Le ombre si sono dissolte nella luce brumosa dei sentimenti.


Loredana Sparvoli per L a S c e n a - musica visibile - 30/12/2006

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